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Il Tempo Delle Castagne

La varietà
 

Il 90% degli impianti di castagno da frutto presenti nella fascia pedemontana cuneese ha di norma più di quarant'anni e solo nelle vicine zone di pianura si rilevano nuovi impianti, concepiti come veri e propri frutteti, costituiti da cultivar locali pregiate o in alcuni casi da varietà eurogiapponesi. Una certa percentuale è inoltre rappresentata da castagneti ricostruiti mediante interventi di recupero di boschi abbandonati, effettuati grazie al coordinamento e all'assistenza tecnica delle Comunità Montane. Tali interventi assumono particolare significato se si considera la ricchezza del patrimonio cultivarietale del Cuneese che comprende oltre 50 tra ecotipi e varietà pregiate. Questi si distinguono in relazione alla zona di provenienza, all'epoca di maturazione, alle caratteristiche e alla pezzatura dei frutti, fattori che condizionano la loro destinazione.
La maggior parte delle varietà è destinata al consumo fresco: alcune, come la Tempuriva, delle valli Varaita, Maira e Stura, o la Castagna della Madonna tipica del Monregalese, dell'Albese e del Roero, a maturazione precoce, spuntano buoni prezzi come primizie. Un gruppo di varietà è in prevalenza utilizzato per l'essiccazione e per la produzione di farina: tipiche del Monregalese e delle valli Tanaro, Mongia e Cevetta sono, tra le tante, la Frattona, la Gabbiana, cultivar tardive di "castagna bianca", con frutti di piccole o medie dimensioni.
Di particolare pregio per la trasformazione in pasticceria è il Marrone di Chiusa Pesio, al quale si affiancano per lo stesso uso il Garrone Rosso e il Garrone Nero.
Il drammatico fenomeno dell'abbandono del territorio montano e quello dell'invecchiamento della popolazione, le fitopatologie, la frammentazione della proprietà, le difficoltà di accesso dei fondi boscati oltre ad aver favorito l'abbandono dei castagneti, rendono oggi difficoltose le iniziative finalizzate al loro recupero. Da più parti si riconosce la necessità di un organico programma di intervento sul territorio provinciale, teso a valorizzare i castagneti da frutto più accessibili, potenziando le varietà da consumo fresco, quelle destinate all'essicazione, alla pasticceria o all'industria. Il valore non solo economico dei castagneti abbandonati, ma anche naturalistico, storico e culturale rende inoltre indispensabili specifici interventi di conversione verso i boschi misti, intesi anche come elementi di biodiversità del territorio montano. Tali aspetti vanno considerati soprattutto nelle zone turistiche, dove il castagneto e in senso più ampio la copertura forestale, la compenetrazione tra questa e le aree aperte a prato o a seminativi, rappresentano un ricco patrimonio e assumono una valenza turistico-ricreativa, oltre che produttiva, paessaggistica e di protezione idrogeologica. Senza dimenticare il significato economico delle produzioni del sottobosco, spesso trascurate o non più ottenibili laddove prevale il degrado.

 

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