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I colori dell'autunno nelle Alpi cuneesi

IL GUSTO DELLA SCOPERTA, LA SCOPERTA DEL GUSTO

 

 

Camminare sospesi fra trekking e gusto

 


La “Balconata” di Ormea è un itinerario escursionistico lungo una quarantina di chilometri, che congiunge le due frazioni ormeasche di Eca e Viozene. Le quote comprese fra gli 850 e i 1500 metri, i dislivelli contenuti, le tappe personalizzabili, la confortante presenza di rifugi accoglienti lungo il percorso e le salite mai estreme rendono la Balconata un percorso adatto a tutti gli escursionisti - a piedi, a cavallo e in mtb - particolarmente indicato in primavera e in autunno. Grazie ai numerosi sentieri che intersecano in più punti la Balconata, le quattro tappe indicative in cui è suddiviso il trekking possono essere allungate, accorciate o modificate con molta libertà.
Lungo tutto il tracciato sono ben evidenti i segni della presenza e della mano dell’uomo, impressi in un incessante dialogo con l’ambiente alpino che si è interrotto bruscamente meno di un secolo fa: fino ad allora i montanari chiedevano alla montagna di che vivere e lo facevano addomesticandone faticosamente i versanti per trarne campi terrazzati e pascoli, chiedendole la roccia per costruire le case e la legna dei boschi per scaldarsi. Oggi gli uomini domandano cose diverse alla montagna - aria pulita, bei panorami, sapori autentici, una dimensione più umana e a contatto con la natura - e lei silenziosamente si riprende allora ciò che è stato abbandonato. I boschi avanzano, i muri delle vecchie borgate diroccano a ogni inverno. Ma molto sopravvive ancora e affascina il visitatore lungo il percorso: una fittissima rete di mulattiere, delimitate da interminabili muretti in pietra e costellate di innumerevoli edicole votive, alcune delle quali rivelano pregevoli affreschi (sembra che in tutto il comune di Ormea se ne contassero quasi 800!), terrazzamenti a secco dove un tempo si coltivava la vite, castagneti ancora curati, con piante plurisecolari dai tronchi giganteschi e contorti, e ancora piccole chiese, seccatoi, antiche canalizzazioni per irrigare i campi.  La Balconata è prima di tutto un modo per scoprire, passo dopo passo, le trasformazioni della cultura e della natura alpine in un contesto di eccezionale bellezza, sospeso fra la suggestione del mare che fa capolino all’orizzonte dal Castello di Quarzina e l’ispirazione delle vette più alte, imbiancate di neve nelle mezze stagioni.
Se si ha a disposizione solo mezza giornata, ma confidenza con i sentieri di montagna e voglia di avventura da vendere, Ormea propone un nuovo, divertente itinerario: è il Sentiero del Dente, un percorso ad anello di grande interesse naturalistico, con vista sul paese e sui monti circostanti. Percorribile in due o tre ore, il tracciato si svolge su terreno impervio e attraversa larghe cenge che si affacciano su panorami mozzafiato. Dotato di pannelli informativi, il Sentiero del Dente è adatto anche ai ragazzi dagli 8 ai 15 anni accompagnati dai genitori.

Per chi volesse ristorarsi dopo le faticose gioie dell’escursionismo, Ormea offre già normalmente molte possibilità di degustare i prodotti locali. Domenica 24 settembre si presenta però un’occasione davvero eccezionale: il centro storico del paese ospita infatti la Sagra dei formaggi d’alpeggio, che rievoca l’antica tradizione secondo la quale, dopo San Michele (19 settembre), i pastori scendevano dall’alpe per vendere i formaggi prodotti durante l’estate. I tempi sono cambiati, i sapori no: già dalla mattina sarà possibile degustare i formaggi e il burro d’Ormea fatto sul momento insieme ad altri prodotti tipici locali, curiosando fra le bancarelle del mercatino dell’artigianato (per maggiori informazioni: tel. 0174 392 157 - www.comune.ormea.cn.it - turismo@comune.ormea.cn.it - FB Ufficio Turistico di Ormea).
Una vera e propria rassegna culturale e gastronomica dedicata all’antico “pane dei poveri” - la castagna - si terrà nel vicino Comune di Garessio per tutto il mese di ottobre: la manifestazione dedicata alla castagna garessina propone mostre, caldarrostai, artisti di strada, musica, transumanza, percorsi enogastronomici a tema, mercatini con prodotti di valle, feste per tutto il mese, convegni e incontri a tema. Le iniziative si terranno nei vari borghi di Garessio - Borgo Maggiore, Borgo Ponte, Borgo Poggiolo, Borgata Valsorda - e iniziano sabato 7 ottobre alle 18.30 con la passeggiata enogastronomica serale al Borgo Valsorda (per maggiori informazioni: tel. 0174 805 612/803 145 - turismo@comune.garessio.cn.it - www.garessio.net - www.comune.garessio.cn.it).

di Irene Borgna

 

Sul Bike Park Tajaré, sospesi tra pianura e montagna

C’è una zona in basse Valle Stura dove gli ultimi respiri della pianura si amalgamano e si compenetrano con le prime raucedini alpine. Il vertice sorgivo del Parco Fluviale Gesso e Stura, che proprio da qui si sviluppa poco alla volta verso settentrione, diffondendo la sua frizzante vitalità floristica e faunistica. Un luogo impregnato di storia e di cultura, di scambi commerciali e di tradizioni che resistono ancora oggi nonostante tutto. Un luogo paesaggisticamente unico, capace di alternare scorci selvaggi tipicamente montani con scenari viceversa più dolci e distensivi, quasi collinari.

Il massiccio del Monte Tajaré e dell’Alpe di Rittana, in effetti, scruta la piana cuneese innestandosi a sudovest del capoluogo, consentendo allo sguardo di navigare tra le vette più imponenti delle Alpi Marittime e Cozie e il groviglio antropico della Pianura Padana. Un crinale che sfiora i 1.800m di altitudine da vivere e da assaporare lentamente, percorrendo magari uno degli itinerari proposti dal nuovo Bike Park Tajaré.

Concepito nel 2015 e realizzato materialmente in pochi mesi, quest’ultimo nasce dalla sinergica collaborazione dei cinque comuni che si aprono ai piedi del Tajaré stesso: Roccasparvera, Gaiola, Moiola, Rittana e Valloriate. Un sposalizio amministrativo e associazionistico virtuoso, che ha permesso di creare un prodotto innovativo, dall’orientamento turistico preciso. Non un parco divertimenti puntuale e fine a se stesso, insomma, ma un progetto diffuso e geograficamente esteso, capace di immergersi nell’identità territoriale della zona, sottolineandone eccellenze e peculiarità.

Dalla castanicoltura ai sentieri della Resistenza, passando per le sfumature architettoniche della civiltà alpina di un tempo. Cappelle, borgate, piloni, muretti a secco e vecchie mulattiere. Cicatrici antropiche che i 120km di itinerari contrassegnati da un’apposita cartellonistica, vogliono oggi evidenziare e promuovere, al fine di rendere nuovamente tangibile ciò che è stato. Sei i percorsi in particolare, pensati per accontentare anche il turista più esigente: il Sentiero dei Castelli (viola, facile), il Giro dell’Incoronata (azzurro, medio), le Pendici del Tajaré (verde, medio), l’Anello di Paraloup (giallo, medio), il track Ortiga e Alpe (arancione, difficile) e la Calà del Rio (rosso, difficile).

Un tuffo nella nostra storia pedalando su crinali panoramici sospesi tra montagna e pianura, da compiere in totale autonomia o appoggiandosi alle guide cicloturistiche locali. Un buon motivo, poi, per visitare l’intera Valle Stura, soggiornando nelle strutture ricettive convenzionate o visitando nel caso le manifestazioni più accattivanti e tradizionali della zona. Due, in particolare, i weekend da segnare in tal senso sul calendario: il 7 e l’8 ottobre a Demonte per la Gran Fiera di San Luca con la transumanza, i prodotti ortofrutticoli, l’enogastronomia e l’artigianato di qualità e il 28 e 29 ottobre a Vinadio con la storica Fiera dei Santi, dedicata tra le altre cose alla pregiata razza ovina sambucana.

di Gabriele Gallo

 

Da Caves alla Castagna: quando il Monregalese emoziona


Il Monregalese è da sempre una terra agrodolce, capace di amalgamare modesti declivi collinari a versanti montani impervi e tortuosi. Due mondi che si scrutano attentamente prima di compenetrarsi proprio nella città di Mondovì, baricentro geografico e culturale di tutta l’area. Un territorio, quello del Monregalese, che soprattutto in questo periodo indossa abiti sfavillanti, con le vigne di Langa e i boschi di monte che si incendiano quasi in contemporanea con sfumature calde e lucenti.

Da quest’anno, però, esiste anche un altro Monregalese che merita di essere visitato. Un Monregalese introverso, timido e apparentemente nascosto. Un Monregalese che grazie al progetto Caves emerge finalmente in tutto il suo splendore. Le tre principali grotte turistiche della zona, infatti, si sono oggi unite in un unico percorso di visita, affascinante e coinvolgente. Tre comuni (Villanova Mondovì, Frabosa Sottana e Frabosa Soprana) uniti da una sottile linea ipogea, figlia del distretto carsico più esteso del Piemonte.

Tre differenti cavità sotterranee visitabili quindi con un solo biglietto, acquistabile presso gli Uffici Turistici IAT di Cuneo, Borgo San Dalmazzo, Limone Piemonte, Entracque, Fossano, Mondovì e Vicoforte al prezzo promozionale di 16€ con validità dodici mesi dalla prima convalida. Un’immersione nella nostra storia, un viaggio nell’atavico rapporto tra uomo e grotta, binomio imprescindibile per l’evoluzione antropologica della nostra società. Un caleidoscopico tuffo tra stalattiti e stalagmiti, fiumi e cascate, colate e colonne d’erosione.

Dalla Grotta di Bossea (la prima cavità turistica aperta in Italia nel 1874 e considerata ancora oggi tra le più belle e affascinanti d’Europa) alla Grotta dei Dossi (prima ad essere scoperta in provincia di Cuneo nel 1797, prima a dotarsi di un impianto di illuminazione elettrica a livello nazionale e ritenuta oggi tra le più colorate d’Italia) fino alla Grotta del Caudano, scoperta nel 1898 e ancora oggi impregnata di fascino e di mistero. Un’autentica discesa nel sottosuolo in totale sicurezza, per scoprire scenari impensabili grazie alla guida e alla maestria di rinomati professionisti del settore.

Un’esperienza da provare magari già nei prossimi weekend, quando il Monregalese accrescerà la propria attrattività turistica con i prodotti tipici e con le manifestazioni a questi collegate. Il 6, 7 e 8 ottobre, ad esempio, si svolgerà a Frabosa Sottana la ventinovesima edizione del Galà della Castagna d’oro con la cena stellata curata dallo Chef Massimo Camia, lo show di Enrico Papi e l’assegnazione della Castagna d’Oro a Gabriele Detti, Federico Pellegrino, Antonella Palmisano ed Elisa Balsamo. Il 14 e 15 ottobre, invece, la castagna diverrà protagonista a Frabosa Soprana per una due giorni di festa all’insegna dell’enogastronomia tipica, dell’artigianato, della musica e del divertimento, con la tradizionale Grande Castagnata.

Due weekend perfetti per scoprire il Monregalese, insomma, partendo dalle sue radici più sotterranee e arrivando alla sua veste esteriore più accattivante ed eterogenea.

di Gabriele Gallo

 

Sentieri di mistero

Passeggiate e eventi in Valle Po fra natura e magia

Per chi non si fosse mai recato in Valle Po, forse il modo migliore per localizzarla è alzare lo sguardo. Simbolo di questa valle è infatti il Monviso, il cui nome (dal latino Mons Vesulus, monte ben visibile, che contiene la radice indoeuropea ves, usata per indicare un’altura) rivela da subito quanto anticamente l’uomo abbia conosciuto e abitato questa zona.
Molti sono i luoghi affascinanti della valle, dalle aspre creste rocciose del massiccio del Monviso a quelle più dolci e boscose del Monte Bracco, che sorge isolato all’imbocco di essa, alla stessa città di Saluzzo, antica capitale del Marchesato, posta sull’altro versante. E tante le strade e i sentieri percorsi dall’uomo nella storia. Come quello che saliva al colle delle Traversette, a quota 2950 metri, per consentire gli scambi commerciali fra Italia e Francia, passaggio in seguito migliorato con  l’apertura nel 1481 del “buco di Viso” (pertús dal Vísol in lingua occitana), primo traforo alpino della storia e una delle più antiche opere di ingegneria civile realizzate in alta montagna.
Oppure le grotte di Balma Boves, a quota 652 metri, sulle pendici del Monte Bracco, caratteristico borgo di pietra a tetti piani costruito sotto un’enorme sbalzo di roccia che da millenni ha protetto l’uomo, come rivelano i numerosi siti di incisioni rupestri presenti sul massiccio, uno dei quali si trova proprio nei pressi del luogo. Si tratta di Rocca la Casna, piatta sporgenza rocciosa in posizione panoramica, sulla quale si troviamo incise coppelle e figure antropomorfe. Il sito di Balma Boves, facilmente raggiungibile a piedi dalla frazione Rocchetta con circa mezz'ora di cammino e abitato fino agli anni ’50, è stato ristrutturato e trasformato recentemente in ecomuseo. Rappresenta un microcosmo agricolo autonomo e funzionale perfettamente conservato: ci sono le abitazioni, gli attrezzi, le stalle, i fienili, gli essicatoi per le castagne, i depositi per gli attrezzi agricoli, le fontane, il lavatoio e l’antico forno per la cottura del pane.
Circondato da boschi di castagni secolari, il luogo serba oggi un’aria di vissuto, ma anche di antico e di misterioso. Da qui da millenni sono partiti cacciatori, pastori e agricoltori percorrendo i sentieri della zona. Perciò è un luogo in cui, forse, si riescono a sentire meglio anche le storie, le leggende e le credenze della gente del posto. E così vediamo antichi significati trasparire sotto vesti nuove  nelle feste tradizionali popolari e religiose, dagli eventi festosi a quelli funebri, oltre che nei racconti della tradizione popolare, in cui appare con forza il mondo delle masche.

Il termine masca, appiattitosi con la traduzione “strega”, non è del tutto proprio e si riferisce piuttosto a un pensiero che accomuna tutto quanto sia soprannaturale, sconosciuto e faccia paura: dalla persona vivente che opera magie, al morto che appare ai vivi, agli esseri magici non umani, agli animali immaginari. Anche qui l’etimologia può essere d’aiuto: il termine proverrebbe infatti dalla radice maska (guancia), di origine prelatina, o dall’antico latino maxa (mascella), in entrambi i casi una sineddoche per indicare il volto, inteso come maschera, occultamento.
Nel tempo quel concetto, quell’universo tradizionale a poco a poco si è rimpicciolito, mediato dalla religione cristiana e dalla cultura dotta, fino a sparire quasi del tutto. Così ormai da molti secoli la masca da manifestazione si è trasformata nel personaggio di strega (l’assimilazione è già presente nell’editto longobardo di re Rotari, risalente al 643), naturalmente malefica e diabolica, conosciuto ai giorni nostri. Tuttavia anche questa figura conserva qualcosa di ancestrale e da molto tempo fa parte del nostro immaginario. Ancora, come da sempre, è alle nostre paure che ci rivolgiamo per trovare le vere risposte. Paure che, come da sempre e nonostante tutto, continueranno a fornirci quelle risposte, le quali non saranno né buone né cattive, ma vere.
E di certo questa esperienza sarà possibile a Rifreddo, sabato 21 e domenica 22 ottobre, in occasione della manifestazione “Le notti delle Streghe – mistero a Rifreddo”, nata con l’intento di valorizzare il patrimonio culturale locale, a partire dall’antico monastero di Santa Maria della Stella, dove il sabato pomeriggio, dalle 15.30, sarà dedicato ai bambini con racconti, magici, travestimenti e una “dolce sorpresa”, al massiccio del Monte Bracco, sulle cui pendici si terrà una passeggiata naturalistico-magica dal titolo “Viaggio tra natura e magia”.

L’evento principale sarà sabato 21 ottobre alle ore 19.45, con la passeggiata animata “Terrore nel borgo” (dal sottotitolo “munirsi di coraggio…”), che vedrà i visitatori vagare per le vie completamente buie di Rifreddo, accompagnati solo da un fantasma muto armato di torcia a vento, ed incontrare per le stesse streghe, masche ed altri strani esseri delle tradizioni magiche del Monte Bracco.
Le due giornate sono precedute domenica 15 ottobre a Saluzzo alle ore 14.30 dall’evento “Aspettando le streghe – La notte e i suoi misteri” che propone una visita notturna alla fortezza della Castiglia fra “accadimenti notturni, masche ed eretici”.
Streghe certo, ma anche natura, magia, accadimenti, masche e... eretici. Forse ormai, soggetti alla modernità, stiamo perdendo la capacità dell’uomo di un tempo di ascoltare questi “accadimenti”, pur potendo comprendendere come a volte l’essere umano abbia fatto di tutto affinché non accadessero più, opprimendo altri esseri umani in nome delle proprie convinzioni. Ma la natura ci comprende e la sopravvivenza della memoria storica legata a questo universo non fa altro che spingerci oltremodo ad esplorarla. Per comprenderci.

di Peyre Anghilante

Articoli realizzati nell’ambito del progetto di cooperazione transfrontaliera Italia/Francia Alcotra NTC (Nuovo Territorio Condiviso) dedicato alla promozione delle attività outdoor e del turismo sostenibile, che vede impegnate l’area cuneese, insieme al confinante dipartimento delle Alpi dell’Alta Provenza.

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